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Labour Party Conference, Brighton 23-27 settembre 2017

Quest’anno il congresso del Partito laburista britannico si è tenuto a Brighton ed è stato inaugurato dalla giornata dedicata al Congresso Nazionale delle donne del partito, la Women’s Conference. Per la prima volta nella storia del Labour Party, la linea definita dalla Women’s Conference sarà parte integrante del programma del partito. Una giornata entusiasmante soprattutto per il gran numero di nuove iscritte e in particolare per le più giovani. La sessione è stata inaugurata dal frizzante intervento della Ministra per le Pari Opportunità del governo ombra Dawn Butler, seguito da quello di Jeremy Corbyn e di Emily Thornberry, Ministra degli Esteri del governo ombra e potenziale candidata leader se e quando Jeremy lascerà la direzione.

Il commosso ricordo delle vittime della tragedia della Grenfell Tower e le tematiche connesse all’orrore dell’evento (deregolamentazione e deburocratizzazione nel settore degli appalti pubblici) sono state al centro sia del congresso che del festival alternativo ma complementare ‘The World Transformed’ allestito da Momentum, l’organizzazione che ha contribuito significativamente all’ascesa di Jeremy Corbyn alla guida del partito e anche alla sua popolarità, soprattutto tra i giovani.

Si è trattato di un congresso insolito e particolarmente interessante, in cui i parlamentari del Labour si alternavano tra le sessioni ufficiali del congresso e i palchi di ‘The World Transformed’, a riprova della simbiosi tra la sinistra di governo (futuro) di Corbyn e i vari movimenti che lo sostengono. Grande spazio è stato riservato, al congresso, alle delegate e ai delegati provenienti dalle circoscrizioni di tutto il paese, a dimostrazione del nuovo impegno di democratizzazione all’interno del partito avviato da Corbyn e la sua squadra.

Tra i temi discussi sia al congresso che al festival: la sanità, il welfare, le politiche della casa, la politica economica, l’istruzione, la rinazionalizzazione dei servizi pubblici, la politica estera, la violenza contro le donne e le minoranze, i cambiamenti climatici (brillante l’intervento di Naomi Klein), il ritorno del neofascismo e il connesso aumento dei crimini ideologici, il fallimento del neoliberalismo, l’automazione, le politiche di austerità dell’Unione Europea e del governo conservatore, le disabilità, le nuove tecnologie, le arti, le nuove forme di schiavitù, l’eredità coloniale e tanto altro. La presenza di tanti nomi importanti della scena politica e culturale britannica, tra cui un vivacissimo Ken Loach, hanno reso l’evento davvero imperdibile. Particolarmente stimolanti i dibattiti del festival sulla democrazia e Brexit, vista da sinistra e da destra. Il congresso ha visto anche una partecipazione molto significativa dei sindacati, al centro di un vero e proprio revival di popolarità nel Regno Unito.

Tema cruciale anche quello della crisi del giornalismo tradizionale e l’inadeguatezza dimostrata in particolare durante le ultime elezioni politiche di giugno. Un fiorire di media indipendenti contrasta da diversi anni l’informazione di parte e palesemente falsa in alcuni casi proposta non solo dalle testate più tradizionalmente allineate alle destre, come The Daily Mail o The Sun, bensì anche dalla BBC, ormai asservita al governo e non più esempio di qualità né certamente di imparzialità.

Insomma, si è discusso di tutto ciò che il nuovo governo laburista, se e quando sarà, dovrà cambiare quando andrà al governo. Non sono mancate le critiche al Labour di Tony Blair, non solo per l’infausta scelta della ingiustificata guerra in Iraq, ma anche e soprattutto per avere, con il suo New Labour e l’adozione di tante politiche avviate da Margaret Thatcher, contribuito ad allontanare molti membri dal partito, rifugiatisi nel progressista partito dei Verdi per decenni fino all’elezione di Jeremy Corbyn nel 2015. L’ascesa di Jez – come lo chiamano i suoi sostenitori – alla guida del partito ha portato il partito laburista a un numero di iscritti che si aggira attualmente intorno ai 600.000: il più grande partito politico d’Europa.

Nonostante la sconfitta di giugno, la sensazione è che, se questa alleanza tra il Labour, gli altri partiti progressisti (Verdi e Partito cooperativo), sindacati e movimenti resiste, non manca molto a un governo laburista socialista. Quel che è certo è che il governo di Theresa May, nonostante il suo paradossale ritornello elettorale ‘strong and stable’ (forte e stabile), è l’incarnazione della precarietà politica e non può durare a lungo, sia per le feroci lotte intestine che hanno portato allo scherzo imprevisto di Brexit, ma anche e soprattutto per la totale mancanza di un programma politico per il paese al di fuori di provvedimenti mirati esclusivamente a mantenere potere, privilegi e capitali per il famoso 1% che vive del lavoro della maggior parte della popolazione e registra le sue aziende nei paradisi fiscali per evitare di pagare le tasse.

‘Ye are many—they are few!’. Così scriveva il poeta Percy Bysshe Shelley in The Masque of Anarchy nel 1819, dopo i fatti di Manchester (il cosiddetto massacro di Peterloo) in cui la polizia uccise 15 persone e ne ferì circa 600, uomini, donne, anziani e bambini. Una folla di cittadini si era riunita per protestare contro le tasse sui beni alimentari, le drammatiche condizioni economiche e sociali e la mancanza di democrazia. Due secoli dopo, ci troviamo in situazioni spaventosamente simili. Popolazioni ridotte allo stremo, economie allo sbando, la vera democrazia solo un miraggio. Per questo abbiamo bisogno di Jeremy Corbyn e della sua rivoluzione di valori.

For The Many, Not The Few.

Francesca Nottola

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Dawn Butler dà il benvenuto a Jeremy Corbyn alla Women’s Conference

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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