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Recensione: Tricky + K Bleax, Le Cargo, Caen 19/02/2015

©2015 Stefania Ianne – All rights reserved. Twitter @stillarte

Da qualche anno frequento la Normandia ad intervalli regolari. È sempre un errore venire a visitare in inverno a meno che il buio precoce delle giornate invernali, la pioggia incessante, l’umidità al 100% non siano di vostro gradimento. Clima da limacce, creature notturne e viscide che durante la notte divorano piantagioni intere. Un deserto abitato da mucche e limacce, in poche parole ecco la somma della Normandia in inverno. E allora cosa ci fa una sala da concerti supermoderna nella principale città della Bassa Normandia? Me lo domando spesso e se lo devono chiedere anche i gruppi di fama internazionale che per calcolo errato dei propri promoter si ritrovano al Cargo di Caen. Non è il primo concerto che vedo a Caen. E la storia si ripete tutte le sere. La folla è incolore, l’atmosfera di indifferenza reciproca, il dialogo tra il pubblico e i gruppi sul palco è inesistente come se i musicisti sul palco e la folla nel parterre fossero collocati in due universi paralleli, che non si sfiorano nemmeno per caso, nemmeno per un nanosecondo, entrambi ignari della presenza dell’altro anche se fisicamente sono solo a pochi metri di distanza.

Tricky + K Bleax

Tricky + K Bleax

Stanotte purtroppo non è un’eccezione. La parte superiore della sala è addirittura chiusa al pubblico, non ci sono spettatori a sufficienza. Sul palco ad aprire un DJ. Inizia il proprio set nella sala semivuota. Saluta il pubblico educato e parte in autopilota ignorato dal pubblico e ignaro della presenza del pubblico. Mi chiedo il senso della presenza del DJ ad aprire per Tricky. Non esiste una band locale che avrebbe dato un braccio – quello del cantante, perché quelli degli altri musicisti servono – per aprire per Tricky? Evidentemente no. Triste. Il DJ va dritto come un treno per la sua strada, assorbito in un mondo a sé stante, lontano anni luce dalla sala in cui si trova, tanto che al momento prestabilito gli addetti alla sicurezza praticamente gli staccano la spina per liberarsene. Finalmente. Ci saluta di nuovo educatamente. Ci vediamo dopo, nella sala più piccola per il resto del set dopo il concerto, ci dice in francese. Lo ignoriamo, educatamente, ma lo ignoriamo.

La luce è bassissima. È normale, l’illuminazione sul palco è diminuita negli anni in proporzione diretta alla presenza di telefonini sempre più sofisticati. E stasera non è un’eccezione. Telefonini, tanti, spesso ad illuminare con flash da terzo grado le teste delle persone appena davanti al suddetto telefonino in un primo piano surreale, la presenza dell’artista sul palco testimoniata a stento dalla sagoma minuscola pressoché invisibile, illuminata com’è da una luce fioca spesso violetta o rossa. Il faro rosso è forse il colore peggiore per le fotografie notturne dei concerti di questi giorni. È tutto studiato, ovvio…

Ma tutte queste premesse negative non servono a rovinarmi la serata. La collocazione dei musicisti sul palco è strana. Due microfoni in primo piano, la batteria sulla sinistra e un computer portatile al centro accanto alla postazione della chitarra. Nessun altro strumento sul palco. Tricky non è più la rivoluzione musicale che aveva sconvolto la metà degli anni ‘90, non è più il rapper che si rifiutava di guardare il pubblico e presenziava i propri concerti con le spalle rivolte agli spettatori. Ma lo stile rimane, le campionature, le chitarre metalliche, una voce femminile molto melodica a contrastare il parlato – a volte semi sussurrato a volte urlato – di Tricky. Stasera sul palco la voce sexy femminile è quella di K Bleax, potente e voluttuosa al punto giusto, con un elemento retrò, nelle melodie che spesso ricordano gli anni ‘60. Tricky appare sul palco fumando una sigaretta o forse uno spinello ad intervalli regolari. Magrissimo, in forma strepitosa, in una maglietta e felpa molte taglie più grandi, che continua a tirare nervosamente per mostrarci un torso nudo e gli addominali scolpiti. La sua presenza sul palco è quella di un direttore d’orchestra, con i suoi gesti nervosi guida i musicisti in ogni minimo dettaglio: più piano, ancora più piano; la batteria adesso, più veloce, più forte. I piatti adesso, ancora, ancora fino al parossismo finale: immagino il dialogo muto, mimato sul palco. E i musicisti pendono dalle sue labbra, come dei bambini che seguono il proprio maestro, o il proprio tiranno, non ho deciso quale dei due. Fin troppo spesso Tricky ruba il microfono di K Bleax e continua la sua performance con i due microfoni, uno per mano, spesso utilizzati come pugni contro il cielo piuttosto che per amplificare le sue grida. È come se durante la performance, abbassando il volume Tricky controlli il polso del pubblico, come nell’intermezzo di Joker: “Do you feel me now? Do you hear me now, now, now” grida drammatico. Ma il pubblico non coglie. Il cervello del pubblico appare piatto, nessuno balla, nessuno ascolta. Tricky sembra esibirsi davanti ad una sala totalmente vuota. Forse quello che vedo sono semplicemente sagome di cartone? “Thank you, merci.” Ci dice Tricky, e ci dice anche K Bleax, ma i ringraziamenti educati cadono nel vuoto. Non è serata. Non posso fare a meno di pensare che il pubblico deludente non stia rispettando la propria parte del contratto. Eppure il mix delle canzoni proposte funziona bene. Delle cover studiate, spesso per esibire la voce di K, si alternano a dei classici di Tricky. Sono sorpresa di riconoscere le Breeders, nella voce di K Bleax nella prima parte del concerto, Do You Love Me Now? E ancora più sorpresa di sentire una poco riuscita I Wanna Be Your Dog degli Stooges di Iggy Pop a metà concerto; la parte chitarristica forse la meno riuscita della serata. L’incandescente Black Steel rubata ai Public Enemy non può e non deve mancare. Ma, a sorpresa, la performance più intensa della serata è la nuovissima My Palestine Girl tratto dall’ultimo album prodotto, il trasparente omonimo Adrian Thaws (2014), il vero nome di Tricky. Il tempo passa veloce, siamo ormai verso le battute finali. Vent, tratta da PreMillennium TensionI, diventa ancora più drammatica con Tricky esaltato al doppio microfono ancora una volta. La sala dovrebbe essere impazzita a questo punto, e invece nulla. Non aiuta il fatto che per tutto il concerto il volume della musica suonata non sia ad un livello accettabile, soprattutto il volume delle due voci, nonostante il locale Cargo sia nel mezzo del nulla. Un gran peccato. Il concerto si conclude con il riff di By Myself: I’m by myself, I am all alone, canta Tricky. Non è mai stato più vero. Il pubblico è totalmente assente. Tricky si dà per vinto. Abbandona il palco dopo averci osservato impotente dietro il batterista, avvolto nell’oscurità quasi totale del palco. I musicisti abbandonati sul palco dal proprio maestro sermbrano muoversi senza direzione. K smette di cantare quasi imbarazzata. Grazie e buonanotte.

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