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LIVE: Focara Festival, Novoli, Salento 16-18/01/2015

©2015 Stefania Ianne – All rights reserved. Twitter @stillarte

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Chi pensa al Salento come destinazione turistica pensa all’estate. Una distesa infinita di spiagge dorate, il mare cristallino con l’aggiunta di una pletora di delizie gastronomiche: i frutti iodati del mare, gli ortaggi dai sapori intensi, partoriti da una terra arsa dal sole meridionale. Si pensa al vino possente dai profumi inebrianti, si pensa all’olio dorato, carico di sole. Chi mai potrebbe pensare a un viaggio in terra salentina, in pieno inverno e a pochi giorni dagli eccessi natalizi? Il Salento tradizionalmente lo visitano gli emigranti e i figli di emigranti dispersi nei quattro cantoni del mondo, l’aria da figlioli prodighi, gli accenti confusi, i visi segnati e riconoscibili. Il turismo vero e proprio e di massa è una scoperta recente, spesso malsana, ma necessaria in un’economia degradata. Il turismo religioso impazza, i rituali cattolici sono di gran moda, osservati con gioia incompresa mista a ilarità dal turista casuale. E il weekend dell’ormai ribattezzato Focara Festival non può mancare nel calendario turistico internazionale. La scusa per le celebrazioni è la festa del patrono del fuoco e degli animali, sant’Antonio Abate, nella piccola località di Novoli, a pochi chilometri dal capoluogo salentino, la città barocca di Lecce. È una festa attesa con trepidazione e preparata durante tutto l’anno dalla popolazione dei devoti. Il fuoco purificatore il grande protagonista in un rituale annuale dettato dalla necessità di disfarsi del numero considerevole di fascine di sarmenti creati dall’innumerevole quantità di vigneti sparsi per tutta la penisola salentina. Una esigenza pratica la scusa di partenza per questo rito pagano, casualmente integrato dal cattolicesimo nel tentativo di accattivarsi le popolazioni locali.

E allora il nostro weekend è tutto incentrato sul rito. Arriviamo con un paio di giorni di anticipo sul calendario per vedere la ‘focara’, dialetto locale per falò, ancora in costruzione. Si vedono dei massi enormi di pietra calcarea spuntare dalla base e ce ne chiediamo il motivo. Il cielo risplende e la forma del mostro è ormai ben definita. Il mostro è in costruzione sin dall’inizio di dicembre e Novoli si vanta di creare il falò più grande di tutto il bacino del Mediterraneo. Si contano almeno 90.000 fascine di ceppi d’uva impilati pazientemente dal lavoro manuale di pochi volontari, orgogliosi della propria maestria. D’obbligo l’aperitivo ai bar locali con vista sul falò in costruzione per celebrare l’arrivo nel Salento in stile. Un Prosecco ghiacciato è sempre gradito.

Il ritorno sul posto è il giorno successivo durante il mercato locale. Il palco è quasi completo, gigantesco, la focara maestosa. Produttori locali pubblicizzano la propria merce locale: le castagne tradizionali ‘alla monaca’, frutto di un procedimento segreto che le rende di una morbidezza ridicola, i capperi sotto sale, i funghi cardoncelli coltivati in serra: “tutto è fatto in serra, signora, anche i bambini. Vengono meglio!” scherza il venditore locale. Solo gli agrumi quest’anno lasciano a desiderare, sono importati e senza succo a causa di una malattia devastante per i coltivatori locali. Per questo weekend ci concediamo poche distrazioni, un salto nel capoluogo barocco, alla scoperta di dettagli impensati scolpiti nei palazzi privati e nei palazzi del potere, il tutto nel bianco immacolato della pietra locale e con il contorno di olivi centenari trapiantati dalla giunta municipale per abbellire gli spazi aperti. Una cena ne Il Bacaro, ristorante fuori dalle mura del centro storico, rinvigorisce la fede nell’arte della cucina e del servizio a tavola, un’arte dimenticata da innumerevoli addetti ai lavori in posti molto più sofisticati e mete di turismo di massa. Il vino consigliatoci, il Serre Susumaniello della Cantina Due Palme, esprime una poesia indescrivibile di sapori sconosciuti, antichi e sofisticati, lontani anni luce dalla piattezza dei vini attualmente commercializzati soprattutto nei supermercati ed esportati. Una seconda pausa dal misterioso spettacolo focoso ce la prendiamo per vedere il mare in tempesta in località Porto Cesareo, un trionfo di prodotti del mare nelle innumerevoli pescherie locali e  di profumi iodati sul lungomare invernale e deserto dominato dalla presenza maestosa e inquietante di una delle tre torri di avvistamento sopravvissute lungo il litorale salentino, risalenti al sedicesimo secolo. Viaggiamo lungo la costa in direzione nord per ammirare la seconda delle torri ancora intatte, Torre Lapillo, impreziosita dalla trionfale scalinata d’accesso. Il degrado nel Salento è visibile dappertutto non appena si lascia l’aeroporto di Brindisi dall’apparenza luccicante, seducente ed ecologica, con la sua fila drammatica di pannelli solari a ricoprirne l’intera superficie. Il turista occasionale si rende conto ben presto che l’unico mezzo di trasporto possibile è l’automobile, data la presenza a dir poco irregolare del trasporto pubblico. E, non appena al volante, si renderà conto che un fuoristrada è l’unica scelta possibile per le strade dissestate del Salento. Viaggiando per le strade del Salento, mi chiedo se la scelta delle amministrazioni sia ecologica, intendo la scelta di lasciare il manto stradale al suo destino. Il disegno mai svelato è forse quello di restituire la rete stradale alla natura in una terra sovrappopolata e super-cementificata? Non ho altre spiegazioni. L’effetto è comunque incantevole grazie agli olivi secolari e agli oleandri che ornano le strade, colorati dall’immancabile sole. L’impressione che il viaggiatore ne ricava è quella di una terra rimasta selvaggia, una terra crocevia di tanti popoli e culture, depredata ed arricchita allo stesso tempo da secolari tentativi di sottomissione da parte dei popoli più vari. E il viaggiatore osserva la storia tormentata di questa regione negli edifici in stili contrastanti che popolano le strade dei suoi centri urbani.

Ma stiamo divagando, l’attenzione è concentrata sul Focara Festival. Ritorniamo in tempo per farci largo tra la folla che si raduna per assistere all’accensione della focara. La gente si piazza in ogni dove, nello spazio enorme nella periferia del paese, la campagna da un lato, le abitazioni al limite del paese dall’altro, tramutate dalla presenza delle silhouette degli spettatori privilegiati, in possedimenti fortificati dai merli umani. Immagino le abitazioni vacillare sotto il peso di tanti esseri umani. L’atmosfera è gioviale, la serata umida ma non fredda. Quasi puntuali sul programma, lo spettacolo d’apertura ha inizio. Parte il docufilm curato dall’artista e attivista del cibo salentino Don Pasta. La colonna sonora è garantita da una serie di interviste agli orgogliosi costruttori del falò che raccontano un lavoro d’amore e devozione, tramandato di generazione in generazione da tempo immemorabile. Le immagini della costruzione sono proiettate in un gioco di ombre cinesi sulla sagoma minacciosa del falò. Il tutto musicato dal maestro friulano Teho Teardo, musicista e compositore visionario, le cui colonne sonore hanno fatto il giro del mondo. Al docufilm si sussegue uno spettacolo teatrale ideato e messo in scena dalla compagnia spagnola di fama internazionale dello Xarxa Teatre, culminante nella presenza di un candelabro umano sospeso al di sopra della focara. Tre artiste sono intente a sfidare la gravità con i propri movimenti aggraziati e sono accompagnate da giochi di luce e musica e dalle danze degli attori mascherati intorno alla pira all’inizio dello spettacolo pirotecnico che infine porterà all’accensione. L’unico problema per gli spettatori presenti in piazza è cogliere l’insieme dello spettacolo, sicuramente apprezzato con maggiore facilità dalle persone rimaste a seguire la performance in streaming su internet o sulle tv locali. Ma il fuoco è acceso, i festeggiamenti possono iniziare con una pletora di street food e vino alla spina a prezzi stracciati nelle strade ornate di luminarie artistiche dai disegni e i colori arabeggianti.

Il programma musicale è eclettico e multietnico: dai siciliani Ottoni Animati, alla pizzica dei Mascarimirì + Nux Vomica, al Mugham Trio dell’Azerbaijan. La gente balla intorno al palco in uno spettacolo catartico di massa con l’esplosione musicale da un lato e la pira dalla forma vulcanica dall’altro. Il vento fa la sua parte distribuendo fumo e scintille in parti uguali. Rachid Taha, cantante e attivista algerino trapiantato a Parigi, appare scheletrico, con il suo cappello a cilindro e la sua musica tra tradizione e modernità, chitarra elettrica da un lato, liuto arabeggiante dall’altro. Anche la voce spesso si richiama al deserto, alla presenza misteriosa Tuareg. La notte è già inoltrata. Lasciamo la folla e i suoi riti liberatori propiziati dalla presenza maestosa del fuoco e dello sciamano sul palco per prendere uno degli ultimi treni disponibili, messi a disposizione dalla rete ferroviaria locale. Il servizio organizzato appositamente per il festival è stranamente efficiente e ci riporta nel luogo prescelto per la notte in un battibaleno.

Il giorno dopo è di rito osservare la focara dopo una notte ininterrotta, il gigante è stato domato, al suo posto una fiancata pressoché intatta e una brace lavica incandescente su cui in tarda serata si terrà una mega grigliata di prodotti tradizionali curata da Don Pasta e Chef Rubio. Nel pomeriggio una gara spettacolo pirotecnico di professionisti provenienti da tutto il meridione incendia il cielo perturbato. L’esodo degli spettatori continua, lo spettacolo è imperdibile come un incendiario assolo di batteria, un assalto sensoriale impensato, a sfidare la natura e gli elementi. Allo spettacolo pirotecnico pomeridiano si sussegue quello serale: il cielo è illuminato a giorno. La seconda serata musicale è impreziosita dalla presenza sorniona e ironica della No Smoking Orchestra di Emir Kusturica, presente al festival per il secondo anno consecutivo e protagonista di Altamente, il documentario del regista locale Gianni de Blasi, presentato in occasione del festival. Sotto le ceneri si intravedono maestose le pietre posizionate dall’artista greco Jannis Kounellis, maestro dell’arte povera, dell’arte contadina. Suo il poster pubblicitario della manifestazione, sue le pietre sistemate a forma di croce sotto la pira. La festa è finita. I novolesi sono già pronti per inventare il nuovo Focara Festival 2016, sempre più grande, sempre più stupefacente.

One thought on “LIVE: Focara Festival, Novoli, Salento 16-18/01/2015

  1. Ciao Stefania, essendo italo(salentina)-alemanna condivido con te le descrizioni e la bellezza di questa zona sempre splendida, le diverse tradizioni, il mare e gli ulivi…grazie anna-maria…al momento dalla Colombia.

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